Thursday 23rd of February 2012

Inscriviti alla Newsletter di A.N.Di.P.S.

Chi è online

 1 visitatore online
La tua opinione sul sito di A.N.Di.P.S.
 

Home
Editoriale - Concorsi per dirigenti - News Stampa E-mail
Scritto da Gaetano Liotta   
Giovedì 19 Febbraio 2009 00:00

  • Direttore del servizio delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche- ANCONA ASUR ZONA TERRITORIALE N. 7 - ANCONA Concorsi pubblici per titoli ed esami a complessivi diciassette posti di varie qualificheANCONA Posti: 16 Scadenza: 03-06-2010


  • Direttore del servizio delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetrich - CHIOGGIA AZIENDA UNITA' SANITARIA LOCALE N. 14 DI CHIOGGIA Concorso, per titoli ed esami, per un posto di dirigente delle professioni sanitarie - qualifica unica di dirigente delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e della professione di ostetrica - presso l'Azienda ULSS n. 14 di Chioggia.

  • Direttore del servizio delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetrich - TREVISOUNITA' LOCALE SOCIO SANITARIA N. 9 Concorso pubblico, per titoli ed esami, per l'assunzione a tempo indeterminato di un dirigente delle professioni sanitari, infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e della professione ostetrica, presso l'azienda unita' locale socio sanitario n. 9 di Treviso.

 

 

 

Di seguito troveate l'articolo del dott. Muzzetto, Presidente dell'Ordine dei Medici di Firenze

e a seguire il commento del collega Elio Drigo, Presidente dell'ANIARTI

 

 

 

"ASSEgNARE MANSIONI IMpROpRIE AI NON MEdIcI NON 
gIOvA Al MAlATO. gRANdE RESpONSAbIlITà pOlITIcA 
NEl cONSENTIRlO. OccORRE RIENTRARE NEI RANghI "


di pierantonio Muzzetto

Repetita juvant.

Come ebbi modo di dire in passato, l’avvento

delle professioni sanitarie e le lauree brevi hanno sollevato non

pochi dubbi compreso quello che, di riffa o di raffa, si potesse

arrivare anche ad una laurea breve in medicina e chirurgia.

Un situazione perversa, prospettandosi sul mercato sanitario,

ormai strutturato in azienda, la presenza di figure intermedie,

atipiche e quasi “mediche”, i mezzi dottori. Era sicuramente

una ipotesi non plausibile, almeno credevo: sono purtroppo

 

 

 

smentito dai fatti.

Fin d’oggi è presente, e voluta, una sorta di surroga del medico. Mi riferisco a quegli

infermieri possibili gestori, autonomi, delle lungodegenze, ed ancor oggi a quelli

identificati come gestori dell’urgenza emergenza. Ma “solo in

casi eccezionali”ci viene detto, in realtà pronti a fare i medici in situazioni in cui l’eccezionalità

diventa prassi e routine. Se non fossimo Italiani! Quello di voler fare il medico lo reputo legittimo,

soprattutto quando l’accesso a Medicina è stato allargato, qualche decennio fa, anche

ai maestri o ai geometri o ai periti industriali ad esempio, per cui non si capisce perché non

lo si debba consentire anche ai diplomati in scienze infermieristiche. Ma, e in tutto c’è un ma,

l’ovvio e ragionevole diventa un optional. E, dunque, si prevede di assegnare all’infermiere

mansioni proprie del medico ingenerando negli stessi, ed in quelli più motivati, l’aspettativa

di ricoprire mansioni e ruoli del medico, per loro impropri. Per giunta senza il riconoscimento

di studi specifici e della conseguente laurea. In Toscana, ad esempio, regione molto simile

alla nostra in cui le assonanze sono molto più numerose rispetto alle dissonanze, anzi non

ve ne sono affatto, hanno agito in silenzio sovvertendo le carte. Complice proprio il silenzio

ed il favore neanche tanto nascosto dell’ordine di Firenze che ha ben caldeggiato l’operazione

di sdoganamento dell’infermiere. Come? semplicemente facendo un progetto che dura ormai

da tre anni e volge al termine- mi si dice non con grandi risultati rispetto alle aspettative - che

prevede per l’infermiere in pronto soccorso il “see and treat”, cha altro non è il riconoscergli

la possibilità i fare diagnosi e terapia “ per le cose più semplici. Per decongestionare i pronto

soccorso e per alleviare il medico sgravandolo da prestazioni banali”. Questa la giustificazione

ufficiale udita e, parafrasandola, anche scritta. E, guarda caso, similes cum similibus, la nostra

regione ha fatto una bozza di protocollo, presentata in modo molto soft al tavolo degli esperti

emiliano romagnoli che sembrerebbe andare nella stessa direzione. Gli esempi di fughe in

avanti ce ne sono tante: come per la storia del 118,ove si ha l’utilizzo dell’infermiere autonomo

nell’emergenza così come a livello del pronto soccorso, si ravvisano i termini di un abuso

della professione medica. Non ci sono storie. In quanto per effettuare la diagnosi e la terapia

ancor oggi ci vuole la laurea specifica e, guarda caso, non in scienze infermieristiche. Anche

perché non è volendo fare ciò che non compete loro che si arriva a potenziare e considerare

una professione importante e specifica, come quella infermieristica. Professione che sarà ancor

più da incentivare, ma mai facendo un passaggio così ardito e fuori logica, come quello di

scimmiottare il medico non avendone a monte la formazione adatta. E neanche il ricorso ad

artifizi, che sanno molto di politica spicciola, come quelli di assegnare mansioni improprie a

chi ne abbia nessuna competenza od invitare i suddetti a congressi per medici, facendo loro

credere di essere già medici. Tutto ciò non potrà portare all’acquisizione di meriti che possano

affrancarli alla professione medica. Buon senso vuole, senza guerre di religione che si debba

lavorare insieme. Ma assolutamente nel rispetto reciproco e dei ruoli. Quello stesso rispetto

che si vede scemare nei reparti e negli stessi pronto soccorso ove da parte dell’infermiere ci

si arroga diritti di critica aspra e palese verso il medico responsabile, nei momenti di diagnosi

e terapia. Acuendo i dissapori verso quel medico da cui non vuole più dipendere. E ciò non

giova ancor più al malato. Grande è la responsabilità politica e amministrativa nel consentirlo.

Continuare in un simile adagio significa cantare il de profundis per la professione medica, con

sommo dispiacere solo per la salute collettiva, privato della assistenza qualificata, in quanto

peculiare, del suo medico. Affossando per giunta la sanità. Se si affossa il medico è indubbio

che se ne deve prevedere un altro con le stesse caratteristiche. Che curi dunque in serenità e

piena autonomia. Ma medico. Cosa fare dunque? La soluzione passa per la strada dei ricordi

positivi, attraverso una rivalutazione del passato. Come quando i Collegi erano negli Ordini dei

medici, e la collaborazione era massima, si deve porre in essere un’intesa ed una collaborazione

nuova che miri a determinare con chiarezza ruoli e mansioni, riattivando un mansionario

nuovo e rispondente alle realtà lavorative di oggi, che non spenga le legittime aspirazioni degli

infermieri, ma che miri a rendere agevole il lavoro fra medici ed infermieri nel rispetto delle

funzioni e delle priorità. Senza confusioni. Altrimenti è solo caos. Sic.

 

 

 

3

 

Risposta all’editoriale di Pierantonio Muzzetto sul giornale dell’Ordine dei medici di Parma,

n° 4, dic’09/genn’10.

 

 

Elio Drigo – per Aniarti

 

Forse, a Pierantonio Muzzetto si potrebbe rispondere semplicemente invitandolo a pensare che

cosa faceva come medico 35 anni fa. La mattina, arrivava con comodo in reparto e, assieme

all’infermiera che lo assisteva, faceva il giro delle endovene, già belle pronte, aspirate nelle

siringhe di vetro, in fila ordinata sul carrello. A fianco, un cartoncino che riportava, riscritti a matita

da infermiere solerti, i numeri dei letti e il nome del farmaco da iniettare.

Sono sicuro che oggi non lo fa più, il giro delle endovene, e sono anche sicuro che, in fin dei conti,

non gli dispiaccia. Dal suo editoriale, si potrebbe pensare che vorrebbe farlo ancora…

 

 

 

Oggi, che il mondo, da allora, si è rivoltato come un calzino molte volte, l’infermiere non assiste più

il medico; assiste il malato. L’infermiere collabora anche con il medico per una diagnosi ed un

trattamento terapeutico ottimale.

Il medico oggi, deve dedicarsi a fare le diagnosi complesse, ad identificare le terapie più razionali e

mirate per situazioni patologiche dall’equilibrio a costante rischio di instabilità. Dovrebbe anche

integrarsi utilizzando scienze altre: lavoro per risolvere la complessità patologica non gli

mancherebbe.

La collaborazione è bidirezionale per definizione. Sarebbe opportuno che il medico, oggi, si

orientasse a collaborare sistematicamente con l’infermiere per riuscire a garantire un’assistenza

umana e meno intralciata da pratiche diagnostiche e terapeutiche troppo spesso inappropriate (e

diciamolo!) perché solo consuetudinarie, ma non giustificate dall’evidenza medica, diffusissima e

che anche gli infermieri sono in grado di leggere e capire, vista anche la loro formazione.

 

 

 

Molti infermieri, ma anche tutti coloro che si occupano seriamente di professioni e di

organizzazione, si stanno da tempo chiedendo dove stia il problema se un professionista,

l’infermiere, con formazione lunga e severa (Muzzetto si informi meglio, in proposito), è in grado

oggi, con tutte le garanzie (L. 42/99), di identificare situazioni di rischio evidente o possibile, di

prendere delle decisioni, mettere in atto degli interventi anche terapeutici semplici o comunque

salvavita, gestire dei processi in ogni caso concordati, lasciando comunque al medico la decisione

diagnostica e terapeutica definitiva.

E’ di tutta evidenza una molto maggiore sovrapposizione di competenze fra medico ed infermiere

oggi rispetto al passato, pur nelle reciproche specificità. O Muzzetto pensa che il nostro servizio

sanitario sia il secondo maggiormente efficiente al mondo (fonte OMS) solo perché i medici, da

soli, l’hanno portato a questi livelli difendendolo da quanti non ambiscono ad altro che fare

abusivamente quello che solo ai medici spetterebbe in base ad una legge scritta nella pietra?

Tranquillo Muzzetto: agli infermieri non interessa fare i medici bonsai. Proprio no, ma proprio per

nulla. Anche perchè non sono “non-medici”: sono infermieri. Agli infermieri interesserebbe riuscire

a garantire una buona assistenza infermieristica alle persone malate: anche perché le persone la

reclamano. Cosa che spesso non è loro possibile ed a volte è compromessa da comportamenti di

medici che si ritengono “dirigenti” di qualunque cosa, mentre spesso non sono in grado nemmeno

di integrare il loro lavoro con coloro con cui dovrebbero collaborare. Compromettendo la qualità

finale complessiva anche del proprio lavoro. Sia chiaro, nemmeno loro sono isole. Il medico

padreterno descritto da Muzzetto esiste solo nei sogni di pochi.

 

 

 

La pervicacia poi, di continuare a sollevare un supposto scandalo sul passato, origina e mira

evidentemente da un’altra parte: la non conoscenza dei fatti, una palese incapacità di lettura del

contesto complessivo presente e, probabilmente, la tragica nostalgia per l’incrinarsi del privilegio

 

 

 

della dominanza (se di privilegio si può parlare per un comportamento che, si badi, era anche

allora offensivo prima di tutto per chi lo esercitava…se avesse avuto la finezza di accorgersene).

Ma, il mondo! è da tempo da un’altra parte e non torna più indietro. Non necessariamente il

mondo è, su questo punto, caduto in basso come sembra paventare Muzzetto. E non se la prenda

nemmeno con i suoi colleghi di Firenze che approvano il “see and treat”. Non dovrebbe piuttosto

far riflettere che un Ordine dei medici abbia imboccato una strada in linea con i tempi? Non sa che

cosa la Federazione italiana degli Ordini dei medici prevede succederà, statistiche alla mano,

verso il 2015 ai medici italiani? …si informi, perché manca poco… O pensa di poter continuare a

fare tutto, a decidere tutto, in nome di tutti, al di sopra di tutti? Sindrome di onnipotenza pericolosa.

 

 

 

Per Muzzetto c’è una tranquillizzante riprova che l’evoluzione culturale e professionale degli

infermieri non produrrà sfracelli nel nostro paese.

Ritorni al 1994, quando diversi suoi colleghi nonché Ordini di medici, evidentemente con scarsa

fiducia nel futuro e nel prossimo, all’emanazione del DPR 739, “Profilo professionale

dell’infermiere”, avevano scritto sui loro organi istituzionali e, se possibile ancora più grave,

proclamato ai 4 venti in tv e nei mezzi di comunicazione, che in base a quella norma “gli infermieri

si sarebbero arrogati il diritto di dimettere i malati dalle terapie intensive…”: sic. Gli infermieri di

area critica, se lo ricordano bene quell’attacco, minaccioso, diffamatorio e fuori dalla storia;

fortunatamente compreso da tutti per quello che era.

Ci sono state “dimissioni di malati dalle terapie intensive fatte da infermieri” a Parma o altrove da

allora? Nel frattempo gli infermieri, nonostante tutto, sono stati capaci di migliorare la qualità del

loro lavoro a tutto campo: si guardino i fatti, non i pregiudizi.

Spiace constatare che ancora non lo comprendano molti medici (anche se comincia finalmente a

diminuire il numero), che pure avrebbero, ben più dei comuni cittadini, l’opportunità di vedere tutti i

giorni il contributo che gli infermieri danno (troppo in silenzio per la verità…) alla salute, alla qualità

della vita delle persone assistite, al funzionamento del sistema e financo ai loro troppo

strombazzati cosiddetti successi.

 

 

 

I Muzzetto (perché se riesce a pubblicare nel 2010, sull’organo istituzionale dell’Ordine, un

editoriale di questo tono, è evidentemente ancora purtroppo in buona compagnia) invece che

rimpiangere i bei tempi in cui gli infermieri “dipendevano” dai medici, invitare al “ritorno al passato”,

resuscitare “un nuovo mansionario” e paventare l’”affossamento della sanità”, escano dai loro

castelli medioevali, imparino a confrontarsi. Alla pari, perché altro tipo di confronto non esiste! e

scopriranno che oggi, innanzitutto, senza gli infermieri non farebbero un bel nulla. Sarebbe

offensivo delle intelligenze star qui a spiegare ed a portare esempi. Semplicemente perchè tutto il

mondo è interdipendente. Provino a fare a meno anche solo degli infermieri extracomunitari (oltre il

10% del totale)… tanto per allargare lo sguardo sui fenomeni reali, quotidiani, complessi, e non

continuare a guardarsi l’ombelico, come pigramente facciamo in troppi in questo paese vecchio.

Passato il messaggio?! O lavoriamo assieme o non abbiamo futuro.

 

 

 

Elio Drigo

Presidente Aniarti

Gennaio 2010

 

 

 

 

 

 

R

UNA BOZZA DI PROPOSTA

DI LEGGE CHE CAMBIA LO STATO GIURIDICO DEGLI INFERMIERI.

IN ARRIVO LE AREE FUNZIONALI CLINICA, GESTIONALE , DOCENZA E RICERCA .

Il Ministero del Welfare ha proposto una “bozza legislativa per la definizione dello stato giuridico dei docenti, dipendenti di aziende o istituzioni del Servizio Sanitario Nazionale , dei corsi di laurea delle professioni sanitarie ”.

Tale progetto, riconoscendo le specifiche peculiarità delle professioni infermieristiche “ mira a realizzare le condizioni per le quali il ruolo dei professori in organico nelle aziende sanitarie sia pari a quello dei professori dipendenti dalle Università al fine di garantire stabilità, e continuità nell’incarico loro affidato ”, ciò avverrebbe mediante un’ integrazione dell’art 6 della legge 43/06 al quale verrebbe aggiunto un comma che istituisce , per ognuna delle articolazioni previste dai commi precedenti, le seguenti aree funzionali :

Clinica

Gestionale

Docenza e Ricerca.

La proposta prevede inoltre che la collocazione dell’infermiere ( e degli altri professionisti di cui alla legge 43/06) in una delle tre aree,avverrebbe al termine del primo triennio successivo all’assunzione all’interno delle Aziende del SSN , sulla base dei posti disponibili e sulla base del possesso dei requisiti culturali e professionali predeterminati. Gli incarichi di docenza al personale dipendente delle ASL saranno attribuiti, in sede di primo conferimento , per la durata di tre o cinque anni e , successivamente, confermati a tempo indeterminato.

Al personale appartenente all’area docenza e ricerca , in relazione alla funzione e competenza svolta , viene attribuito il termine di :

Tutor

Coordinatore di anno di Corso di laurea

Professore

Direttore di Corso di Laurea

Presidente di Corso di Laurea

In sostanza , con il progetto in itinere, si creerà una categoria di soggetti ( professori dei corsi di laurea delle professioni sanitarie dipendenti del SSN) , con pari dignità di funzione e struttura dei professori universitari dipendenti di ruolo degli Atenei ,ivi compreso il diritto di partecipare al Consiglio di Facoltà.

 


 


 

 


Informiamo

che nella sezione Download è disponibile

il testo della proposta di Linea Guida

emanata in data 16/02/08

in accordo con le OO.SS. regionali

sulla istituzione dei servizi infermieristici

Si ricorda che per poter accedere alla risorsa bisogna essere

registrati al nostro sito.

Vigiliamo affinchè nelle nostre realtà venga recepita tale

indicazione.

19/02/2009


Visitate anche le altre sezioni, notizie flash, normative e leggi.

Nell'area download per coloro che hanno provveduto a registrarsi,

troveranno  e potranno scaricare, decreti e leggi di rilevante interesse.

.E' nato il nuovo portale,

come promesso siamo giunti alla realizzazione del portale dell'associazione.

Sperimentiamo da subito le risorse e le potenzialità messe a disposizione dalla tecnologia, senza farci dominare da essa ma gestendola come mezzo per.

Per giungere più velocemenete a tutti voi,

per informare e interagire con coloro che vorranno collaborare

compiendo quel salto di qualità che ci dovrà caretterizzare:

lavorare insieme.

Questo è il nostro obiettivo.

Se pensate sia lo stesso anche per voi, allora sarete i

BENVENUTI.

2009-01-14

Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Giugno 2010 21:11
 


Copyright © 2008 ANDIPS - Tutti i diritti riservati

C.F. 93066400610.